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Visualizzazione dei post da marzo, 2026

Hussler

 Hussler 1. Husserl e il pensiero della crisi La crisi delle scienze come crisi di senso Husserl denuncia una profonda crisi della civiltà europea, che non riguarda l'efficacia pratica delle scienze (i cui successi sono innegabili), ma la loro perdita di significato per l'esistenza umana. La scienza moderna, limitandosi a indagare "meri fatti", ha finito per escludere i problemi più scottanti per l'uomo: il senso del mondo, il dolore, la libertà e i valori. Questa riduzione ha trasformato l'umanità in una collettività di "uomini di fatto", privi di una guida spirituale e razionale. L'atteggiamento naturalistico e la matematizzazione L'origine di questa crisi risiede nell'atteggiamento naturalistico inaugurato da Galileo. Egli ha operato una " matematizzazione della natura", considerando oggettive solo le qualità misurabili e declassando le esperienze soggettive (colori, sapori, emozioni) a elementi secondari. In questo modo, u...

Bergson

  Bergson 1. La denuncia dei limiti della scienza Bergson critica la visione positivista della scienza, che considera incapace di comprendere la vera natura della vita e del tempo. La scienza opera attraverso processi di "semplificazione" e "immobilizzazione" della realtà per poterla misurare e classificare. Questo approccio è utile per fini pratici, ma fallisce nel cogliere la continuità e il movimento reale, che sono invece produzione ininterrotta di novità. 2. L’analisi del concetto di tempo Il filosofo distingue nettamente tra due concezioni di tempo: - Il tempo della scienza : è un tempo "spazializzato", rappresentabile come una linea retta fatta di punti uguali e distinti (come i rintocchi di un orologio). È misurabile, omogeneo e reversibile, essenziale per l'organizzazione sociale e l'economia, ma privo di "durata" reale. - Il tempo della coscienza (durata): è un flusso continuo e incessante in cui gli stati psicologici si fondon...

Kierkegaard

  Kierkegaard Kierkegaard: le possibilità e le scelte dell’esistenza L'intera riflessione di Kierkegaard si concentra sulla condizione  umana , evidenziandone il carattere problematico. L’esistenza non è un’entità astratta, ma è fatta di possibilità , il che impone all’individuo la necessità di compiere  scelte  tra alternative spesso inconciliabili. Gli anni tormentati della giovinezza Nato a Copenaghen nel 1813, Kierkegaard cresce in un clima di cupa religiosità dominato dal senso del peccato. Il padre, tormentato dal rimorso per una colpa misteriosa, convince il figlio che un destino tragico gravi sulla famiglia. Questo "grande terremoto" interiore porta il giovane Søren a una visione negativa dei rapporti umani e a percepire l’esistenza come un peso drammatico. La ricerca filosofica come impegno personale In contrasto con l'idealismo (Hegel), che cercava sintesi razionali e universali, Kierkegaard si ispira al modello di Socrate. Egli utilizza l' ironia  pe...