Heidegger
1. Heidegger e il problema dell’"esserci" (Dasein)
La vita e le opere
Martin Heidegger (1889-1976) si forma sotto la guida di Husserl, da cui eredita il metodo fenomenologico, per poi distaccarsene con la pubblicazione di Essere e tempo (1927). La sua vicenda biografica è segnata dalla breve e controversa adesione al nazismo nel 1933, seguita da un progressivo ritiro dalla vita pubblica.
La domanda sull'essere
Il punto di partenza è la domanda: "Che cos’è l’essere?". Heidegger critica la metafisica tradizionale per aver ridotto l'essere a un semplice "oggetto" o "ente". Per indagare l'essere, occorre interrogare l'unico ente che si pone il problema dell'essere: l'uomo, definito da Heidegger come Esserci (*Dasein*).
L’uomo come "esserci" e possibilità
L'Esserci non è un'essenza fissa, ma una potenzialità. L'uomo è "gettato" nel mondo (situazione di fatto), ma è anche "progetto": la sua esistenza consiste nel trascendere la realtà presente verso possibilità future.
Il modo d’essere della comprensione e della cura
Essere-nel-mondo: L'uomo non è uno spettatore esterno; è sempre in relazione con le cose, che gli appaiono innanzitutto come **utilizzabili** (strumenti).
La Cura: È la struttura fondamentale dell'Esserci, intesa come il prendersi cura delle cose e l'aver cura degli altri.
Esistenza inautentica: Si verifica quando l'uomo cade nella banalità del quotidiano (la "chiacchiera", la "curiosità"), vivendo secondo il "si" impersonale (*si dice, si fa*).
Esistenza autentica: Nasce dall'angoscia, un sentimento che rivela il nulla e la finitudine dell'esistenza. Accettando la morte come la propria "possibilità più propria", l'uomo accede a un'esistenza autentica (essere-per-la-morte).
2. Heidegger e la questione ontologica (La "Svolta")
La svolta del pensiero heideggeriano (*Kehre*)
A partire dal 1937, Heidegger compie una "svolta" (Kehre). Se in un primo momento partiva dall'uomo per arrivare all'essere, ora sposta l'accento sull'Essere stesso. L'uomo non è più il centro, ma il "pastore dell'essere".
Il tentativo di uscire dalla logica metafisica
Heidegger denuncia l'oblio dell'essere: la filosofia occidentale ha confuso l'essere con l'ente. Per superare questo errore, occorre riconoscere la **differenza ontologica**: l'essere non è una cosa, ma l'orizzonte che permette alle cose di manifestarsi.
La concezione della tecnica e il nichilismo
Nella fase tarda, Heidegger analizza la tecnica moderna non come un semplice strumento, ma come una modalità di svelamento della verità che chiama "impianto".
- La tecnica riduce tutto (natura e uomo) a "riserva" o materiale da sfruttare.
- Questo rappresenta l'esito estremo del nichilismo, in cui l'essere è totalmente dimenticato a favore del dominio del calcolo e della razionalità strumentale.
La parola come luogo dell’accadere dell’essere
L'essere non si lascia afferrare dal linguaggio tecnico-scientifico, ma si rivela nel linguaggio poetico.
Il linguaggio è la casa dell'essere: È il luogo in cui l'essere abita e si manifesta.
L'arte e la poesia: L'opera d'arte non è un oggetto di consumo, ma "la messa in opera della verità". La poesia, in particolare, è l'apertura originaria che istituisce un nuovo mondo e nuovi significati.
Sintesi finale: Il ruolo dell'uomo dopo la svolta
L'uomo deve abbandonare la volontà di dominio tipica della metafisica e farsi ascoltatore. Il pensiero deve diventare "pensiero rammemorante", capace di porsi in ascolto della parola dell'essere che risuona nel silenzio e nella poesia.
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