Fichte prende ispirazione da Lessing, che vedeva come valore della verità lo sforzo costante per raggiungerla, insomma, una ricerca continua che richiede impegno e attività. Questo aspetto si riflette nella vita di Fichte, che nasce in una famiglia contadina ma riesce a studiare grazie a un benefattore e a incontrare il suo idolo Kant fino a diventare professore a Jena, dove viene accusato di ateismo e quindi si trasferisce a Berlino. Lì diventa rettore dell'università e scrive Discorsi alla nazione tedesca, nei quali invita a insorgere contro lo straniero (Napoleone Bonaparte) e propone una nuova forma di educazione per la libertà.
Fichte rifiuta la cosa in sé, in quanto la preesistenza di una cosa non si può conoscere e l'origine materiale sensibile non si conosce; per questi due motivi non si può ammettere nulla al di fuori del soggetto stesso.
Il filosofo tedesco introduce quindi il concetto di Io come principio assoluto e infinito, da cui il mondo trae significato e realtà.
Gli idealisti credono che la libertà assoluta del soggetto sia la piena realizzazione dell'impegno etico e quindi che ci sia un individuo attivo e intraprendente che prende questa scelta. Il contrario del dogmatismo, che riduce l'autonomia dell'Io e quindi viene seguito da individui fiacchi e inerti.
L'Io "deve essere" e ha un processo di autorealizzazione.
1. Tesi, l'Io pone se stesso come attività auto-creatrice con immediata e intuitiva consapevolezza;
2. Antitesi, l'Io puro si oppone al non-Io (oggetto) per realizzarsi da qualcosa di altro da sé;
3. Sintesi, l'Io si oppone a un non-Io e si particolarizza in tanto io empirici e finiti contrapposti alle singole cose dato che il non-Io è indispensabile.
La natura e la materia non sono autonome, ma dipendenti dal soggetto per comprendere momenti indispensabili della stessa vita dello spirito collegati all'attività creatrice dell'Io e del non-Io. L'immaginazione produttiva è l'attività inconscia.
Per Fichte l'uomo ha un istinto fondamentale, quello di formare completamente la società attraverso due leggi morali:
1. non trattare gli altri come mezzi ma come fini;
2. tendere al perfezionamento altrui, oltre al proprio, attraverso l'educazione.
Inoltre differenzia lo Stato, qualcosa di empirico che può scomparire e uno strumento che si rende superfluo, dalla società, già esistente senza uno Stato e un'organizzazione che si basa sulla collaborazione tra gli uomini senza egoismo e passioni senza ricorrere alla coercizione.
L'educazione deve essere messa in atto dal dotto, che ha il compito di guidare le classi sociali, in quanto il progresso altrui dipende dal suo. Per questo non può essere isolato e deve essere stimolo per perseguire un ideale di perfezionamento morale. Per questo storia e filosofia si uniscono come contenuti essenziali per il patrimonio conoscitivo del dotto e come scienza suprema per indicare i mezzi idonei al raggiungimento della perfezione spirituale.
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