Sartre e l'esistenzialismo come umanismo
Uno dei pensatori più influenti del Novecento
Jean-Paul Sartre è la figura centrale dell'esistenzialismo francese. La sua filosofia è rigorosamente laica e atea, differenziandosi da quella di Kierkegaard o Jaspers. Sartre propone un "esistenzialismo immanentistico" (o umanistico), dove l'uomo è l'unico artefice del proprio destino. Intellettuale impegnato anche politicamente, rifiutò i luoghi accademici tradizionali, preferendo la vita culturale dei caffè di Saint-Germain-des-Prés e il dialogo costante con la compagna Simone de Beauvoir.
L'analisi della coscienza: "essere in sé" ed "essere per sé"
Partendo dall'opera L'essere e il nulla, Sartre distingue due modalità di essere:
L'essere in sé: identifica le cose del mondo, oggetti opachi, statici e privi di coscienza, che sono semplicemente ciò che sono.
L'essere per sé: identifica la coscienza umana. A differenza delle cose, la coscienza è dinamica, è "presenza a se stessa" e capacità di attribuire significati. Sartre definisce la coscienza come nulla, non nel senso di vacuità, ma come capacità di "nullificare" (negare) i dati di fatto per progettarne di nuovi. Questa capacità coincide con la libertà assoluta dell'individuo.
L'angoscia della scelta
La libertà non è un privilegio gioioso, ma una condanna: l'uomo è "condannato a essere libero". Non avendo scelto di esistere (essendo "gettato" nel mondo), l'uomo si trova a dover decidere ogni istante della sua vita senza criteri predefiniti. Questa responsabilità totale genera angoscia, poiché ogni scelta implica il rischio dell'errore e dello scacco.
La nausea di fronte all'esistenza
L'esperienza della nausea (descritta nell'omonimo romanzo) nasce quando l'uomo percepisce l'assurdità e la gratuità dell'esistenza. Di fronte a un mondo privo di un fine ultimo o di una giustificazione razionale, le cose appaiono come "superflue" e ingiustificate. L'individuo avverte allora un senso di disgusto e di estraneità verso una realtà che non ha un fondamento esterno.
Il conflitto con gli altri e il potere dello sguardo
Sartre analizza il rapporto sociale partendo dal concetto di sguardo. Quando un'altra persona mi guarda, smetto di essere un soggetto libero e divento un "oggetto" nel suo mondo. Questo processo di oggettivazione genera un conflitto inevitabile ("l'inferno sono gli altri"). Il sentimento del pudore o della vergogna nasce proprio dal sentirsi vulnerabili e "nudi" sotto lo sguardo altrui, che ci sottrae la nostra sovranità soggettiva.
La sintesi tra esistenzialismo e marxismo
Nel dopoguerra, Sartre tenta di conciliare la libertà individuale con la necessità storica del marxismo (Critica della ragione dialettica). Egli critica il materialismo sovietico "scelerotico", riaffermando che è l'individuo a dover dare efficacia alla lotta di classe. Introduce la distinzione tra:
La serie: un insieme di individui alienati e isolati (es. persone in coda a una fermata), dove ognuno è intercambiabile.
Il gruppo: un'organizzazione di individui liberi uniti da un obiettivo comune e da un patto di fedeltà, capace di agire per trasformare la storia.
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