Herbert Marcuse: La denuncia delle contraddizioni del presente
La riflessione di Marcuse si sviluppa a partire dalla polemica contro la manipolazione e l'integrazione sociale "forzata" dell'individuo, dinamiche già ampiamente denunciate da Adorno. Nel suo celebre testo Eros e civiltà (1955), Marcuse riprende e rielabora il pensiero di Freud e Marx, riscontrando che la società industriale contemporanea si è sviluppata attraverso la sistematica frustrazione delle passioni e degli istinti umani.
A differenza di Freud – il quale riteneva che un certo grado di repressione fosse inevitabile e permanente per la sopravvivenza stessa della civiltà – Marcuse osserva che nella moderna società tecnologica si registra un eccesso di rimozione, da lui definito «repressione addizionale». Questa dinamica deriva direttamente dal sistema economico capitalistico, il quale ha ridotto l'essere umano a un mero "essere-per-la-produzione", asservendolo totalmente al «principio della prestazione». L'individuo è così costretto a canalizzare tutte le proprie energie psicofisiche nella produttività e nel lavoro coercitivo, sacrificando la ricerca della felicità, del piacere e del godimento, che dovrebbero invece costituire gli obiettivi naturali dell'esistenza.
L'autorepressione e la contestazione studentesca
Questo rovesciamento dei valori produce una drastica riduzione della sessualità a puro fine procreativo (e dunque utilitaristico), vissuta dagli uomini come una condizione di normalità. Marcuse definisce questo fenomeno come un processo di «autorepressione da parte dell'individuo represso». La figura mitologica che incarna questa condizione occidentale è Prometeo, l'eroe che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, eletto a simbolo della ragione scientifica e tecnica, ma anche della fatica e della produttività che essa impone.
Queste tesi teoriche trovarono un'immediata traduzione pratica nei movimenti di protesta del Sessantotto, in cui Marcuse divenne uno dei principali punti di riferimento ideologici. La rivolta giovanile globale (che unì Stati Uniti, Francia, Germania e Italia) assunse una forte dimensione "onirica" e "lirica", esprimendo la volontà di una trasformazione radicale della vita e il rifiuto dei modelli di sviluppo autoritari e capitalistici, nel tentativo di riorganizzare la società su basi egualitarie.
Le possibili vie per superare la repressione
Per scardinare questo sistema di oppressione e autocontrollo, Marcuse individua tre vie di salvezza:
L'arte: Rappresenta una forma di creatività non alienata, metaforicamente espressa dalla figura mitologica di Orfeo (il cantore che incarna la voce che non comanda ma canta). L'arte ha una funzione salvifica poiché alimenta negli uomini l'utopia, ovvero la speranza e la possibilità concreta di ribellarsi alla logica della fatica per approdare a un ordine sociale privo di repressione.
L'eros: Inteso come energia libidica originaria, l'eros si contrappone alla sessualità disciplinata e mercificata dalla società industriale. Esso agisce come una forza dirompente e "sovversiva", ponendosi in netta antitesi all'ordine costituito.
Il «Grande rifiuto»: teorizzato nell'opera L'uomo a una dimensione (1964), consiste nell'opposizione radicale al sistema da parte di nuovi soggetti rivoluzionari. Dal momento che la classe operaia tradizionale è stata integrata e appiattita dal benessere della società opulenta (diventando "unidimensionale"), la spinta al cambiamento risiede esclusivamente nel "sostrato dei reietti, degli stranieri, degli sfruttati e dei disoccupati". Trovandosi al di fuori della società democratica e capitalistica, questi soggetti esclusi incarnano la forza rivoluzionaria capace di frantumare l'omologazione generale.
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